venerdì 17 dicembre 2010

La pena di morte e Socrate

Ieri, il 16 dicembre, in Oklahoma, è stata eseguita la sentenza di morte per iniezione letale a carico di John David Duty, accusato di aver ucciso nel 2001 il suo compagno di cella.

Solitamente a coloro i quali sono condotti a morte in tale modo viene somministrato del tiopentale sodico. Ma in questo periodo, a causa della crisi economica, nelle prigioni americane dove si pratica l'iniezione letale c'è penuria di tiopentale sodico. Così in Oklahoma hanno deciso di iniettare nel corpo del condannato un farmaco, nei cui componenti si trova anche il pentobarbital, normalmente usato in ambito veterinario e mai testato prima sull'uomo.

Gli avvocati di Duty avevano fatto ricorso, sostenendo che l'uso del pentobarbital rappresentasse un metodo crudele e inumano per dare la morte. La giustizia americana ha respinto il ricorso.
La sentenza ha aperto così la possibilità di utilizzare questo farmaco e, di conseguenza, ce ne sarà una maggiore richiesta (molte esecuzioni sono infatti bloccate per la mancanza di tiopentale sodico).

Pare, tra l'altro, che la casa farmaceutica americana produttrice del prodotto letale si rivolgerà, da gennaio prossimo, ad una sua filiale italiana.

Tutto questo mi ha fatto venire in mente un vecchio articolo di Eva Cantarella, studiosa di diritto greco e romano, pubblicato sul «Corriere della Sera» il 13 gennaio del 2008.

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