domenica 27 maggio 2012

Corvo o Talpa?


Lo scandalo che sta attraversando in questi giorni lo Stato della Chiesa ha visto la stampa italiana condividere un identico vocabolario. Il maggiordomo del Papa, accusato di aver trafugato documenti riservati per diffonderli al di fuori del Vaticano, è stato unanimemente bollato come un “Corvo”.

Forse si sarebbe dovuto più opportunamente parlare di “Talpa”, come persona che agisce sotterraneamente, di nascosto. Tale era, ad esempio,  l’infiltrato nei servizi segreti britannici del romanzo di John Le Carré del 1974, Tinker, tailor, soldier, spy, tradotto in francese e in italiano con il titolo, appunto, La talpa.

Un celebre Corvo aveva occupato le cronache italiane nell’estate del 1989. Così fu subito battezzato l’autore delle lettere anonime che, all’indomani del fallito attentato dell’Addaura rivolto contro Giovanni Falcone, mirava a screditare l’azione del più esposto magistrato nella lotta alla mafia. In quella sciagurata occasione, l’attenzione degli inquirenti fu subito rivolta all’interno del Palazzo di Giustizia di Palermo: la qualità delle informazioni esibite dal Corvo non lasciava dubbi sull’autorevolezza della fonte.

È proprio questo, infatti, il Corvo: colui che semina il panico diffondendo lettere anonime contenenti informazioni attendibili. Il termine deriva da un film del 1943: Le corbeau, di Henri-Georges Clouzot.
In un piccolo centro della provincia francese, la vita della comunità è sconvolta dall’arrivo di lettere anonime firmate, appunto, il Corvo. L’autore è bene informato e le sue lettere alimentano sospetti e malignità.
Nella sceneggiatura originale, che risale al 1937, il titolo era L’occhio di serpente (si riferiva a un episodio realmente accaduto in Francia negli anni Venti). Clouzot ne fece una storia cupa, da cui emergeva tutta l’ambiguità della Francia collaborazionista di Vichy. Poiché, però, il film era stato prodotto da una casa controllata dai nazisti, il regista risultò tra gli epurati all'indomani della Liberazione, nonostante avessero preso le sue difese intellettuali del calibro di Jean-Paul Sartre e Simone de Beauvoir.
Clouzot ritornò a girare un film nel 1947.